Sempre più spesso i giudici vengono attaccati dall’opinione pubblica e sono vittime di un sistema mediatico-giudiziario che sembra desiderare processi celebrati non in nome del popolo italiano ma in nome del pubblico italiano. Dal caso di Bologna a molti altri, un’analisi dell’assalto alla giurisdizione.

Da un lato «una soverchiante tempesta emotiva e passionale», dall’altro «mosso da un misto di rabbia e di disperazione, profonda delusione e risentimento […] ha agito sotto la spinta di uno stato d’animo molto intenso, non pretestuoso, né umanamente del tutto incomprensibile».
Sono alcuni stralci della motivazione della sentenza emessa dalla Corte di Appello di Bologna e della Corte di Assise di Genova in relazione a due distinti femminicidio:  quello  di Olga Matei e Jenny Angela Coello Reyes.
Il 6 ottobre del 2016 e il 7 aprile 2018 Michele Castaldi e Javier Napoleon Pareja Gamboa hanno rispettivamente ucciso la compagna e la moglie per indomabili ragioni di gelosia. Il primo, 57enne, operaio di Cesena, dopo aver ricevuto una condanna in primo grado a 30 anni di reclusione per omicidio doloso aggravato (in virtù della scelta di applicazione del rito abbreviato, che comporta la riduzione di un terzo rispetto alla cornice prevista per la singola fattispecie di reato) è stato nuovamente condannato dalla Corte di Appello del capoluogo emiliano, ma la compensazione delle attenuanti generiche con le aggravanti, ha diminuito la pena a 24 anni, con ulteriore abbassamento, per via del rito, a 16 anni di reclusione. Una sentenza definita choc dall’opinione pubblica.  Il secondo giudice è pervenuto a questo verdetto,
poiché il collegio si è incentrato sulla gelosia dell’imputato reputandola come di un sentimento «certamente immotivato e inidoneo a inficiare la sua capacità di autodeterminazione», ma tale comunque, «a causa delle sue poco felici esperienze di vita», da scatenare la «tempesta emotiva». Una condizione «idonea a influire sulla misura della responsabilità penale», così da costituire un’attenuante.
Allo stesso risultato è pervenuta la Corte di Assise di Genova per l’omicidio della donna ecuadoreña. Il marito l’aveva accoltellata al petto dopo aver scoperto che la vittima continuava ad avere rapporti con  l’amante, come gli aveva detto. In alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza emessa a dicembre, viene messo in evidenza come l’uomo, di fronte al comportamento di quella sera della moglie, abbia colpito perché spinto da un mix di ira e disincanto. E «non ha agito
sotto la spinta di un moto di gelosia fine a sé stesso, per l’incapacità di accettare che la moglie potesse preferirgli un altro uomo, ma come reazione al comportamento della donna, del tutto incoerente e contraddittorio, che l’ha illuso e disilluso nello stesso tempo».
Ed è per questo che il giudice ha concesso le attenuanti generiche, che combinate con lo sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato, l’elemento che ha pesato di più, hanno portato la condanna a 16 anni. Anziché i 30 chiesti dal pm Gabriella Marino. Ma cosa sono le attenuanti generiche? Si tratta di circostanze del reato che non erano previste originariamente dal codice Rocco. L’introduzione delle “generiche” ha comportato una deviazione notevolissima rispetto alla volontà di tipizzazione del legislatore del 1930: la loro previsione, invece di contribuire a una migliore rappresentazione dell’illecito, ha comportato un generale allentamento del rigore sanzionatorio, mediante un ampliamento verso il basso del potere discrezionale del giudice. Esse sono riferibili a tutti i reati, dunque considerate come circostanze comuni e comportano pertanto la diminuzione di un terzo rispetto alla pena base stabilita dal giudice. Tali attenuanti prendono anche la denominazione di circostanze indefinite per il fatto che la legge non si sofferma tanto sulla descrizione del dato tipico al quale viene ricollegata la diminuzione, ma rimanda l’individuazione al giudice. Tuttavia questa individuazione giudiziale non è lasciata al mero arbitrio del giudice. E’ vero comunque che essa non è guidata da un criterio astratto,
ma è altresì vero che il magistrato deve procedere sulla base di criteri di valore già affermati in oggettive valutazioni etico sociali: il giudice non crea la norma, ma trova la nota di valore che identifica nel singolo caso concreto il dato circostanziale da sussumere nella determinata disposizione legislativa. 
Va precisato, in ogni caso, che cosa s’intenda per “altre circostanze diverse”, di cui all’articolo 62 bis del codice. Si tratta dei più svariati fattori sia di natura oggettiva che soggettiva attinenti al singolo reato oppure alla personalità dell’autore ed ulteriori rispetto a quelli che rilevano per l’integrazione delle circostanza tipiche. Ad ogni modo la classificazione delle “generiche” valutabili dall’organo giudiziario è incompleta poiché ogni elencazione prescinde dal dato essenziale del contesto del fatto concreto, in cui rilevano i singoli elementi. Ciò nonostante, possono essere indicate delle situazioni che più di altre possono essere apprezzate dal giudice come fattori circostanziali: situazioni riguardanti il soggetto agente, tali da proporre una tendenziale indulgenza, quali ad esempio necessità economiche, stati emotivi e passionali, stato morboso. 
Oltretutto l’articolo 62 bis è univoco nell’indicare che le circostanze sono considerate come una sola circostanza: se nel singolo caso concreto vi sia la presenza di una pluralità di fattori meritevoli, essi dovranno confluire in un’unica circostanza. 
Proprio per evitare che il potere discrezionale del giudice scada in arbitrio, l’applicazione di tali attenuanti comporta un obbligo di motivazione del magistrato. Egli dovrà spiegare in modo adeguato l’iter del logico della sua motivazione, altrimenti il provvedimento sarà certamente censurabile in sede di legittimità. Tale obbligo, secondo gran parte della dottrina e secondo la giurisprudenza consolidata sussiste sia in caso di concessione sia in caso di diniego. 
Per introdurre un giudizio complessivo, le attenuanti generiche suscitano non poche perplessità dal punto di vista della ricerca di una più completa razionalità del sistema penale. Esse sono oggi indispensabili per l’ausilio che offrono, in relazione soprattutto a diverse fattispecie che prevedono dei minimi edittali elevati, all’adeguamento della pena alla giustizia del caso concreto. Talora le circostanze generiche contribuiscono a dilatare in termini eccessivi il potere discrezionale del giudice: dilatazione da evitare, in quanto si rischia di rendere il magistrato protagonista principale della politica criminale e di caricarlo di compiti di supplenza legislativa, con conseguenti pericoli per il potere giudiziario e per le istituzioni nel loro complesso.