Dopo la caduta del governo giallo-verde, sicuramente il più giustizialista e forcaiolo degli ultimi decenni, non c’è stato molto tempo per festeggiare, anzi, dopo un iniziale sospiro di sollievo è prevalso, in maniera particolare riguardo al tema giustizia, un certo senso di disillusione e una cinica e amara considerazione: al di là di qualunque prospettiva futura e di qualsiasi ipotesi di governo oggi all’orizzonte, la battaglia per le garanzie individuali, per la difesa dello Stato di diritto e di riforma della giustizia in chiave liberale e garantista, sarà comunque durissima e complessa.

Dopo la caduta del governo giallo-verde, sicuramente il più giustizialista e forcaiolo degli ultimi decenni, non c’è stato molto tempo per festeggiare, anzi, dopo un iniziale sospiro di sollievo è prevalso, in maniera particolare riguardo al tema Giustizia, un certo senso di disillusione e una cinica e amara considerazione: al di là di qualunque prospettiva futura e di qualsiasi ipotesi di governo oggi all’orizzonte, la battaglia per le garanzie individuali, per la difesa dello Stato di diritto e di riforma della Giustizia in chiave liberale e garantista, sarà comunque durissima e complessa. Sia chiaro, sarà difficile assistere nuovamente a un concentrato così puro di giustizialismo come quello andato in scena col governo populista che, scriviamolo chiaramente, di certo non ci mancherà e che ha prodotto, com’era peraltro ovvio, soltanto risultati negativi, tanto nella creazione legislativa- dalla sostanziale abolizione della prescrizione, alla riforma sul voto di scambio, alla riforma dell’abbreviato, al Codice rosso, alla riforma sulla legittima difesa, al decreto sicurezza e via discorrendo; quanto nell’approccio culturale e istituzionale al tema, con prese di posizione sprezzanti verso i principi basilari dello Stato di diritto. Detto questo, non c’è tempo per prendere i pop-corn e il breve tempo dello champagne s’è esaurito quasi prima di cominciare. Tant’è vero che sia nel caso dell’ormai (quasi) certa nascita dell’esecutivo giallo-rosso che, nell’altro caso, ad oggi più improbabile, di ritorno al voto con vittoria (quasi) certa di una destra a trazione sovranista ed illiberale, ci sarà comunque da stare all’erta.
Infatti, nel caso di asse Pd-5s è realistico prevedere una sottomissione dei democratici ai pentastellati sul tema giustizia che forse non a caso è stato escluso dalla trattativa avvenuta in questi giorni tra i due partiti.

Volutamente omessa dai pentastellati perché considerata non trattabile, proprio per poter mantenere una linea di continuità giustizialista coerente con l’esperienza appena terminata, incautamente e poco coraggiosamente ignorata anche dal Partito Democratico, che, viene naturale pensare, in caso di eventuale governo giallo-rosso, dovrà cedere proprio su questo punto, risvegliando un giustizialismo d’annata che sembrava essere sparito o comunque essersi sbiadito e quasi del tutto scomparso durante il periodo renziano. E tuttavia basta ascoltare il Sen. Nicola Morra su Sky Tg 24 mentre, iconicamente, si tocca il colletto della camicia dicendo “dobbiamo agire sui reati dei colletti bianchi e alzare le pene dei reati economici” per comprendere i rischi di un tale esecutivo e le conseguenze di una prevalenza casaleggiana sul tema: verranno alzate le pene minime in maniera indistinta e irrazionale su qualunque tema legato ai reati cosiddetti economico-finanziari, (come se alzare le pene servisse a qualcosa se non al marketing propagndistico-elettorale), verrà proposta una fitta e invadente rete di controlli in materia fiscale che invece di combattere il fenomeno complicheranno soltanto la vita alle imprese, verrà abbassato il limite dell’importo del pagamento in contanti, sarà rafforzate e forse ulteriormente ampliato lo strumento delle intercettazioni, sarà probabilmente mantenuta la folle riforma sulla sostanziale abolizione della prescrizione, si ritornerà alla lotta anti-mafia concepita come uno strumento di lotta politica, come fatto dallo stesso Morra contro Salvini in Senato il giorno del discorso di Conte e come fatto dal Pd di Bersani in chiave anti-berlusconiana per anni. Ancora, ci sarebbe un ulteriore problema: si correrà il rischio di una politica culturalmente unita e compatta nella difesa aprioristica e fideistica delle proposte dell’associazione nazionale magistrati e dei suoi esponenti più giustizialisti, con tutto quello che ne consegue. Anche sul carcere non c’è da ben sperare: il Pd nemmeno quando ebbe la maggioranza prima con Renzi e poi con Gentiloni, riuscì a portare a compimento la riforma penitenziaria di cui il paese aveva assolutamente bisogno. Difficile pensare che ci riesca con il Movimento 5 stelle, che nel loro anno di governo, ignorando il problema, hanno proposto la ricetta statisticamente e storicamente fallimentare di costruzione di nuove strutture penitenziarie, ricetta che ignora i problemi intrinseci della nostra legislazione penale sostanziale e procedurale. Dati positivi? Forse la difesa della cannabis light, la probabile apertura al tema della legalizzazione della marijuana e il probabile smantellamento del decreto sicurezza made in Salvini.

Nel caso della destra sovranista, invece, tornando al tema dei rapporti con la magistratura, si correrebbe in un certo senso il pericolo opposto, come dimostrato dall’atteggiamento salviniano sul tema, e cioè di avere una politica che, posta davanti a legittime scelte e sentenze della magistratura, attacca e delegittima il senso stesso della giuridisdizione e della sua autonomia, con l’invito a candidarsi a qualunque magistrato che abbia agito in maniera sgradita all’esecutivo, insomma, una tendenza che porta al modello della Polonia e dell’Ungheria, due modelli cari a Meloni e Salvini.
L’asse sovranista, poi, insisterebbe lungo la strada già intrapresa durante il governo giallo-verde dalla Lega, per quel che riguarda il tema dell’immigrazione, proponendo un percorso di criminalizzazione, invece di cercare di gestire politicamente il fenomeno migratorio e dei flussi. E poi ovviamente i cavalli di battaglia storici di entrambi i leader: riprendere il tema della castrazione chimica, affondare la cannabis light e attuare in generale una politica di proibizionismo serratissima che riempirà ulteriormente le carceri, rafforzare i poteri, prerogative e controlli di polizia in nome del motto “le forze dell’ordine hanno sempre ragione” (anche quando commettono atti illegali a quanto pare), prevedere leggi durissime in tema di ordine pubblico, come nell’ultimo decreto sicurezza, riformare in senso ulteriormente deteriore la legittima difesa, sgombri di ogni reale opposizione in tal senso. Tema carcere? “Marcire in galera” sembra essere la bussola programmatica, non c’è altro da aggiungere.  Uniche note positive? Il cancellamento della riforma della prescrizione e la proposta di separazione delle carriere dei magistrati a cui la Lega e il suo leader sono favorevoli (anche se la Meloni, da brava statalista di destra, si è sempre dichiarata contraria).                                                                                                       A rimanere completamente escluso per una questione di numeri, vista il calo di consenso di Forza Italia, è Berlusconi, il quale, nel discorso dopo le consultazioni al Quirinale, nonostante un refuso che ha dato vita a una divertente correzione della Bernini e della Gelmini, ha ribadito la posizione garantista di Forza Italia, posizione che, però, se già negli anni di maggiore forza del Berlusconismo ha dovuto misurarsi con altre idee concezioni di destra, di certo non liberale, con leggi come la Bossi-Fini e la Fini-Giovanardi, non sarebbe di certo in grado oggi di imporsi sull’asse sovranista Lega-Fratelli d’Italia.

In conclusione, nulla di nuovo sotto il sole: la strada per il garantismo sarà, come è da sempre, una strada tortuosa, una strada che subisce l’assenza di responsabilità e di cultura giuridica del paese e della sua classe dirigente, una strada nella quale Extrema Ratio, nel suo piccolo, tenterà di sgomitare e promuovere la difesa dello Stato di diritto, con la diffusione di quelle idee di diritto penale liberale e minimo che tanto mancano al paese, senza sconti e nel pieno del dibattito, non solo con troppo comodi contenuti teorici, dialogando con la società civile, con studenti e cittadini, con gli intellettuali, con l’accademia, con l’avvocatura, con la magistratura, con il giornalismo, con la politica e i suoi attori che riterrà credibili di volta in volta, al di là dell’appartenenza partitica.