Nel 1904 Filippo Turati definì le carceri italiane “L’esplicazione della vendetta sociale nella forma più atroce che si sia mai avuta”.
Cosa è cambiato dal 1904 a oggi? Un’analisi del problema dell’emergenza sovraffollamento.
Tornando al sovraffollamento un po’ di dati possono aiutare a capire le condizioni in cui versano le nostre strutture penitenziarie: 50.550 posti previsti sulla carta, dei quali, tra l’altro, non conosciamo il numero di quelli che sono realmente agibili e quelli che non lo sono, e una popolazione carceraria che oggi arriva a 60.125 (dati Dipartimento Amministrazione Penitenziaria) con 9.575 detenuti in più rispetto al previsto. Una situazione, come risulta dall’evidenza oggettiva e impietosa dei numeri, che non è più sopportabile.A questo si aggiunga che l’anno appena terminato è quello che, escluso il tragico record di 72 del 2009, dal 2001 (anno in cui ci furono 69 suicidi), ha visto più suicidi dietro le sbarre: ben 67 (ristretti orizzonti http://www.ristretti.it/areestudio/disagio/ricerca/index.htm). E’ evidente che addebitare tutti i suicidi al sovraffollamento, come ha anche ricordato il presidente di Antigone Patrizio Gonnella in un suo articolo sul Manifesto (qui l’articolo: https://ilmanifesto.it/aumentano-i-suicidi-in-carcere-come-prevenire/ ), sarebbe errato poiché sono di più i fattori che possono concorrere all’esplosione di questo tragico fenomeno. Tuttavia è inevitabile sottolineare come le condizioni disumane delle nostre carceri non possano che favorire atteggiamenti ed esplosioni di patologie mentali che possono tragicamente portare alla scelta di togliersi la vita.
Ora, perché, come detto prima, da Torreggiani a oggi nulla è cambiato? Pur essendo innegabile che questa sia una patologia che storicamente affligge la penisola, e che quindi lo Stato ne sia responsabile da tempo immemore, volendo attualizzare è altrettanto vero che ad avere enormi responsabilità politiche siano i governi succedutisi dal 28 Aprile 2013 all’1 Giugno 2018, cioè i governi Letta-Renzi-Gentiloni. Tuttavia, in particolare gli ultimi due governi, con Andrea Orlando nel ruolo di guardasigilli, non hanno avuto il coraggio, per via delle pressioni politiche delle opposizioni di allora, in particolare da quelle dell’attuale governo del cambiamento penta-stellato, di fare una riforma dell’ordinamento penitenziario, demandando questo compito all’esecutivo successivo, e lavandosene le mani alla Ponzio Pilato. Una riforma di cui si è molto parlato ma che poi non ha mai visto la luce, tra tentennii e illusioni fino all’ultimo minuto di Andrea Orlando che, in questo senso, aveva aperto anche un dialogo con il Partito Radicale e Rita Bernardini, da sempre attentissimi al tema.
Le soluzioni a breve termine, utilizzate come strumento di pace sociale e di ammissione dei propri limiti e della illegalità protratta per anni da parte dello Stato, potrebbero essere un indulto e una amnistia, quest’ultima pensata soprattutto per i reati legati a questioni bagatellari o per chi è detenuto da troppo tempo in attesa di giudizio (https://www.ilfoglio.it/giustizia/2019/02/03/news/la-condanna-degli-innocenti-235166/)
E costruire nuove carceri? Purtroppo pare essere questa l’unica ricetta del governo, opzione che, nella storia, si è dimostrata inutile e assolutamente inidonea a risolvere il sovraffollamento. Basti pensare che, salvo rari casi e brevi parentesi, è sempre stata questa la metodologia utilizzata, e siamo arrivati ai numeri odierni.
Incredibilmente, ma si sa questo è il periodo dell’assurdo, anche l’Unione delle Camere Penali e l’Associazione Nazionale Magistrati, cioè l’associazione più rappresentativa degli avvocati penalisti italiani e l’associazione sindacale dei magistrati italiani, sembrano concordare, almeno in senso generico e probabilmente attraverso percorsi e sfumature diverse, sul tema del rafforzamento delle misure alternative e della depenalizzazione come strumenti utili per combattere il sovraffollamento e in generale come importanti punti di programma per la nuova riforma del processo penale, così come risultato dall’ultimo incontro tra i due vertici delle associazioni, l’avvocato Gian Domenico Caiazza e il Dott. Francesco Minisci, organizzato dalla Camera Penale di Bologna sabato 2 Febbraio.
Ringraziamo Quo Usque Tandem, per la gentile concessione.