“Dovere del medico sono la tutela della vita, della salute psicofisica, il trattamento del dolore e il sollievo della
sofferenza (…) senza discriminazione alcuna”-“ Il medico collabora al contrasto delle disuguaglianze alla salute”

 

Questi due passaggi non sono semplici promemoria che il medico dovrebbe ricordare per svolgere bene il suo lavoro,
fanno parte, rispettivamente, degli articoli 3 e 5 del Codice di Deontologia Medica. Il codice è vincolante per i professionisti iscritti all’ordine e la sua inosservanza può comportare sanzioni che nei casi più gravi culminano con la radiazione dall’albo. Sono belle parole che ci ricordano che il nostro è un Sistema Sanitario a modello universalistico e inclusivo; citando l’articolo 32 della Costituzione: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.”
Varrebbe la pena riflettere su questo principio che a noi appare scontato. Se a chiunque, nel nostro Paese, parrebbe folle che il povero riceva una differenza di trattamento rispetto al ricco, non sappiamo se vi sia la stessa sensibilità nei confronti di un generico “immigrato irregolare”, soprattutto considerando il periodo politico attuale. In Italia però, almeno per il momento, anche l’immigrato irregolare, cioè sprovvisto di permesso di soggiorno, ha diritto alle cure. Ritirando presso l’ASL un tesserino chiamato S.T.P. (straniero temporaneamente presente) e dichiarando le proprie generalità e di non possedere risorse sufficienti, infatti, l’immigrato potrà avere accesso a cure di base e a cure ospedaliere anche di ricovero. Come scritto prima, il nostro sistema è universalistico e Il bisogno è la sola condizione per ricevere le prestazioni sanitarie: uguale accesso per uguale bisogno. Medici e infermieri trattano ricchi, poveri, italiani e stranieri senza distinzione. Anche i carcerati hanno diritto al ricovero ospedaliero, purchè controllati a vista da una guardia carceraria. Gli addetti ai lavori talvolta si misurano con senzatetto che non vogliono essere dimessi, in quanto non troveranno due pasti al giorno e un letto al di fuori di quel reparto. Il SSN è un baluardo dell’uguaglianza e dei diritti fondamentali dell’uomo.
La salute, intesa come benessere psicofisico, va ben oltre uno status giuridico, è una determinante fondamentale della persona umana e inumano sarebbe uno stato che nega le cure a qualcuno presente sul suo territorio.

Dello stesso parere non sembrare essere l’attuale Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che è intervenuto sulla materia in maniera drastica con un DL che porta il suo cognome e che il 28 novembre è diventato ufficialmente legge.
Esso prevede disposizioni urgenti riguardo sicurezza e immigrazione e presenta un punto che lascia perplessi gli addetti ai lavori in ambito sanitario. Chi frequenta gli stadi avrà certamente sentito parlare del Daspo, il divieto di accedere alle manifestazioni sportive applicato ai tifosi facinorosi: questo decreto istituisce il cosiddetto “Daspo degli ospedali”. Il Questore potrà allontanare soggetti che minano la sicurezza o il decoro di specifiche aree urbane anche dai “presidi sanitari”. Il provvedimento sembra abbia l’intento di proteggere medici e infermieri dalle aggressioni e a questo proposito bisogna dire chiaramente che il tema è serissimo. I dati del sindacato ANAAO AssoMed presi su un campione di 1280 medici dicono che il 66% dei medici dichiara di aver subito aggressioni e di questi un terzo ha subito aggressioni fisiche, in particolare nel sud Italia. Il dubbio sorge spontaneo però: il Daspo può essere una misura efficace (e costituzionale) per risolvere la questione? Commenta così Filippo Anelli, presidente della Federazione degli ordini dei Medici : “La salute è un diritto fondamentale e va rispettato. Chi va al pronto soccorso non può essere cacciato con un daspo. Non è la via giusta per affrontare le aggressioni. Il governo chiarisca e spieghi che cosa significa e che cosa vuole fare” .

Il disappunto nella classe medica è unanime: l’Associazione dei chirurghi ospedalieri si è schierata contro la norma. “Da anni sollecitiamo interventi per garantire la sicurezza nei presidi sanitari, ma allontanare le persone dagli ospedali non sembra la soluzione migliore: tutti hanno il diritto a essere curati,” spiega il presidente Pierluigi Marini. “Il diritto alla salute è tutelato dalla Costituzione ed è una garanzia intoccabile, guai a introiettare elementi discriminatori.”
Analizzando i dati del sondaggio scopriamo che la maggior parte delle aggressioni avviene nei Pronto Soccorso, nei reparti di Psichiatria e nei SerT da parte di soggetti che abusano di sostanze; inoltre secondo gli intervistati nel 37% dei casi le aggressioni sono dovute a fattori socio-culturali. Torniamo al Codice Deontologico, articolo 32: “Il medico tutela (…) la persona in condizioni di vulnerabilità psicofisica, sociale o civile in particolare quando ritiene che l’ambiente in cui vive non sia idoneo a proteggere la sua salute, la dignità e la qualità della vita.”

Crediamo davvero che allontanare dagli ospedali soggetti che vengono da un contesto di profondo disagio risolva la questione delle aggressioni?                                                       Sembra piuttosto un provvedimento che sposta il problema più a monte alimentando l’emarginazione sociale e andando contro un principio fondamentale della Costituzione e contro le regole morali che i medici si prefiggono. La sicurezza del personale sanitario deve essere tutelata ma così come non si negano le cure al clandestino, non dovrebbero essere negate neanche al malato psichiatrico o a chiunque altro. Ricordiamoci che sanità fa rima con dignità.