Sono 29.659 le vittime di errori giudiziari ed ingiusta detenzione dal 1991 al 2020, dato definito da ErroriGiudiziari.com che da 25 anni si occupa della detenzione di innocenti nel nostro Paese [1]. È fondamentale chiarire la differenza tra ingiusta detenzione, la quale consiste nella custodia cautelare, in carcere o ai domiciliari, seguita poi dall’assoluzione, ed errore giudiziario, che si riferisce a coloro che sono stati condannati con sentenza definiva. La grande maggioranza dei casi (che fa notare l’importanza e l’urgenza di intervenire nel merito) riguarda l’ingiusta detenzione: 29.452 casi dal 1991, in media 1.015 all’anno. Nel 2020 registriamo tuttavia un netto calo dei numeri (250 in meno), spiegato dal fatto che la diffusione del Covid-19 ha rallentato l’attività giudiziaria, sospendendo anche il lavoro delle Corti d’appello incaricate di provvedere alla gestione delle istanze di riparazione per ingiusta detenzione. Tra le città con il maggior numero di casi indennizzati troviamo al primo posto Napoli (101 casi), seguita da Reggio Calabria (90 casi) e Roma (77 casi). L’ingiusta detenzione ha anche un peso in ambito economico per il nostro Paese. Infatti, dal 1991 alla fine del 2020 è costata 794 milioni e 771 mila euro in indennizzi, per una media di poco superiore ai 27.405.915 euro l’anno. Tra questi, 7.907.008 euro sono andati a Reggio Calabria, che si è aggiudicata il primo posto tra le prime dieci città italiane che hanno ricevuto più risarcimenti per ingiusta detenzione; al secondo posto, Catanzaro, con 4.584.529 euro e poi Palermo, con 4.399.761 euro. 

Inferiori sono, invece, i numeri degli errori giudiziari, proprio perché per definirli tali si ha la necessità di arrivare ad una sentenza definitiva e, successivamente, ad un nuovo processo di revisione. Dal 1991 al 2020 si registrano 201 casi, con una media di 7 all’anno. Nel 2020, invece, 16 casi totali, 4 in meno rispetto al 2019 ma comunque al di sopra della media annuale nazionale. Rispetto all’anno precedente sono aumentati, però, i risarcimenti: ben 9.104.875,44 euro, quasi tre volte in più rispetto a quanto versato alle vittime nel 2019. Per l’errore giudiziario, però, i criteri di elaborazione dei risarcimenti sono molto più variabili rispetto a quelli fissati invece dalla legge per l’ingiusta detenzione, ed è inoltre escluso il risarcimento se l’imputato contribuisce all’errore giudiziario con dolo o colpa grave [2]. Gli autori del report di ErroriGiudiziari, Benedetto Lattanzi e Valentino Maimone, intervenendo su Il Riformista, parlano delle modalità con cui vengono assegnati gli indennizzi: «difficile interpretare con certezza questo dato» – dice Lattanzi – «non c’è un rapporto diretto tra i numeri dei casi e la quota complessiva dei risarcimenti. Partiamo dal fatto che per ogni giorno passato in carcere da innocente lo Stato ti rimborsa come minimo tabellare 235 euro, la metà se vai ai domiciliari. Ma se riesci a dimostrare, oltre al danno biologico e di salute, che hai subìto un lucro cessante, ossia un mancato guadagno dovuto ad esempio alla perdita del lavoro, allora il risarcimento aumenta. Quindi questo dato in salita potrebbe dipendere anche da questo fattore». I due, sempre su Il Riformista, hanno anche ricordato che l’ex Guardasigilli, Bonafede, aveva informato di aver inviato ispettori nelle Corti d’appello in cui il fenomeno di errori giudiziari o ingiusta detenzione si verificava più spesso; i risultati di questo lavoro, però, non sono mai stati resi pubblici [3]. 

Sul Dubbio anche Enrico Costa, deputato di Azione e membro della Commissione Giustizia alla Camera, commenta i dati diffusi da Errori Giudiziari: «Dal 1992 al 31 dicembre 2020 le persone indennizzate sono state circa 30.000, per un totale di 870 milioni di euro. A pagare è solo lo Stato: chi ha sbagliato continua indisturbato la sua carriera. Per questo, la prossima settimana sarà discussa alla Camera la mia proposta di legge che prevede che il provvedimento che riconosce la riparazione per ingiusta detenzione sia trasmesso automaticamente al titolare dell’azione disciplinare per le valutazioni di competenza. Inoltre, si introduce una nuova e specifica ipotesi di responsabilità disciplinare per chi abbia concorso, per negligenza o superficialità, anche attraverso la richiesta di applicazione della misura della custodia cautelare, all’adozione di provvedimenti di restrizione della libertà personale per i quali sia stata disposta la riparazione per ingiusta detenzione», afferma Costa. Il deputato si chiede anche quale cifra sia adatta al risarcimento del dramma personale di chi deve affrontare le conseguenze «di una “Giustizia che sbaglia ed ammette di aver sbagliato”? Questo è il punto. L’enorme, vergognoso dispendio di risorse pubbliche è solo un aspetto marginale del problema. Anche in presenza del più cospicuo indennizzo, il marchio indelebile sulla persona non si cancella e la dignità strappata – davanti agli occhi della comunità, dei colleghi, dei propri cari, di un figlio – è estremamente difficile da recuperare. Con effetti traumatici soprattutto per le famiglie, che in molti casi ne escono distrutte. Ecco perché è così importante accendere i riflettori sul tema. Con questa lente di ingrandimento, potremo allora riconoscere alcuni sintomi di una grave patologia del nostro sistema processuale. Come non considerare che gli indennizzi per ingiusta detenzione in Italia, in termini di spesa e numero di persone indennizzate, sono fortemente disomogenei sul territorio nazionale? Abbiamo tribunali in cui le ingiuste detenzioni sono numerosissime e fori dove si registrano solo sporadicamente. Ma il tema ha molto a che fare anche con la lunghezza dei processi: ognuno di questi indennizzi avviene infatti generalmente dopo oltre 10 anni dall’ingiusta carcerazione subìta, perché la sentenza definitiva che accerta l’innocenza dell’imputato non arriva certo in tempi contenuti. Questo è forse uno degli aspetti più odiosi, perché nel frattempo la persona rimane esposta al pregiudizio e al sospetto. C’è poi la questione dell’abuso della carcerazione preventiva: non è un mistero che la misura cautelare venga utilizzata spesso per obiettivi diversi da quelli per cui è ammessa. Ma c’è un aspetto significativo che non possiamo trascurare: la responsabilità dei magistrati, di fronte a questi macroscopici errori, non scatta mai. Infatti, a differenza di quanto previsto dalla legge Pinto, il provvedimento di indennizzo non viene trasmesso al titolare dell’azione disciplinare per le valutazioni di competenza. Questo è un punto fondamentale e non formale: per tali errori finora ha pagato solo lo Stato; il magistrato che sbaglia non ne risponde. Occorre intervenire», conclude Enrico Costa [4].


[1] B. Lattanzi, V. Maimone, Errorigiudiziari.com. 
[2] Articolo 643 c.p.p., “Riparazione all’errore giudiziario”. 
[3] A. Stella, In Italia 30mila innocenti in cella che costano quasi un miliardo, in Il Riformista, 9 aprile 2021.  
[4] Ingiusta detenzione, dati drammatici: 30mila innocenti in carcere in 30 anni, in Il Dubbio, 9 aprile 2021.