Commento sulla surreale caccia all’uomo in elicottero andata in onda su Pomeriggio 5 il lunedì di Pasquetta.

Fino a qualche mese fa, prima che fossimo travolti dal COVID-19, esisteva il caro, vecchio circo mediatico-giudiziario, quel particolare fenomeno, così ben descritto dall’avvocato parigino Daniel Soulez Larivière, che solitamente cominciava con la violazione del segreto istruttorio- spesso accompagnata dalla pubblicazione contra legem di intercettazioni telefoniche perlopiù penalmente irrilevanti-, che proseguiva con una campagna di (dis)informazione orientata dalla sola tesi accusatoria-, con cui “ognuno si fa la sua idea a seconda dei brandelli di verità e di menzogna che vengono lanciati ai giornalisti e che i giornalisti lanciano al pubblico[1]– e che si concludeva con una condanna preventiva richiesta dal pubblico ministero ed emessa dai media. Un meccanismo, questo, sufficiente per attribuire, al di là di ogni ragionevole dubbio, una responsabilità sine die e un indelebile stigma, sia per chi avesse dopo anni espiato la pena, sia per chi, addirittura, fosse stato assolto con formula piena. Oggi questo schema, tanto consolidato quanto intrinsecamente anticostituzionale e nemico delle garanzie individuali, è stato sorpassato per brutalità e barbarie da un nuovo metodo, che fa apparire le consuete “sfilate” dei presunti colpevoli davanti a schiere di telecamere -rigorosamente con manette ai polsi e volto ben in vista- quasi come una prassi dolce, d’altri tempi e ormai teneramente superata. Si tratta di una performance che, come minimo, eguaglia per gravità le vette raggiunte con la roboante e cinica “celebrazione”, organizzata ad hoc dal governo giallo-verde, per l’estradizione del terrorista rosso Cesare Battisti: si tratta della caccia all’uomo in elicottero trasmessa in diretta, la spettacolarizzazione dell’inseguimento del trasgressore, la commistione tra realtà e fiction, tra reality show e controllo del territorio.

Madrina di questo nuovo modello è Barbara Carmelita D’Urso che, durante il suo Pomeriggio 5, ha trasmesso live l’inseguimento via elicottero di alcuni passanti che si trovavano – in violazione della decretazione d’urgenza attualmente in vigore – in spiaggia alla Laguna di Venezia, mettendo in scena una vera e propria battuta di caccia all’uomo in diretta. Un inseguimento con tanto di telecronaca, realizzata scrupolosamente dall’inviata del programma a bordo dell’elicottero; un tallonamento in cui il trasgressore è stato dato in pasto all’annoiato pubblico in cerca di emozioni forti durante la quarantena,  ed è stato esposto al pubblico ludibrio di un’Italia sempre più ossessionata dalla passione contemporanea della punizione. 

Non è necessario spendere troppe parole sulla gravità di un appoggio istituzionale a questo genere di “servizio”- i fatti sono eloquenti: il velivolo in questione era un elicottero della Guardia di Finanza, con tanto di finanziere che talvolta interveniva guardando fisso in camera per coadiuvare l’inviata della D’Urso nella telecronaca -, e risulta evidente la nocività di questo metodo grottesco, che scatena la gogna mediatica in una fase addirittura antecedente all’attività d’indagine. Esso, infatti, interviene contestualmente all’azione di polizia e dunque ancor prima di quel necessario e minimo vaglio- già di per sé non portatore di alcuna certezza circa le responsabilità dell’indagato- della sussistenza di prove sufficienti a sostenere l’accusa in giudizio. Il circo-mediatico, a quanto pare, si è evoluto ed è giunto ad un livello superiore: ora, interviene “in flagrante”– con la complicità delle istituzioni- per mostrare in tempo reale l’ebrezza della sanzione o della cattura. Se la sua vecchia versione segnava quasi certamente la condanna morale perpetua della comunità -al di là della colpevolezza o dell’innocenza -, l’attuale nuova versione non potrà che garantirla in automatico, grazie al fascino della diretta e all’impossibilità pratica di poter ricorrere al diritto all’oblio all’epoca dei social-network. Le figure dei passacarte in Procura e dei giornalisti pronte a riceverle “come piccioni coi chicchi di grano[2]-Larivière docet-,  come anche le spericolate e traballanti ricostruzioni di Quarto Grado e fratelli minori,  davanti a questa nuova tecnica, hanno già il sapore della preistoria, l’odore polveroso di un’anticaglia ormai superata.

“Il format è pronto: caccia al runner in elicottero. Il pubblico decide con televoto- o magari con sondaggio via social aggiungiamo noi- per l’arresto o per l’esecuzione sommaria. Quindi in studio si recita l’eterno riposo”, ha scritto bene Andrea Minuz, evidenziando la tragica comicità dell’evento. D’altronde dai tempi in cui il Sindaco di Roma il giorno di Pasquetta scrive su Twitter, con una punta di orgoglio, “multato anche un runner sull’Appia Antica […] individuato grazie a un drone”, è lecito attendersi di tutto, persino gli elicotteri di Pomeriggio 5. L’unica speranza è che questo nuovo prodotto del “laboratorio Carmelita” sparisca presto dagli schermi, insieme al virus che ne ha favorito la creazione, perché di gogna mediatica basta e avanza quella “classica”.


[1] DANIEL SOULEZ LARIVIERE, “Il circo mediatico giudiziario” p. 70, Liberilibri, Macerata, 1994

[2]ibidem